Massoneria In Itália

«… L’Universo è il Tempio cosmico. La Loggia Massonica è l’immagine del tempio cosmico. L’Uomo archetipo è espresso dal Tempio di Salomone…»  (Robert Ambelain) 

LOJA DIEGO

La Massoneria è una “istituzione” a carattere universale, avente contenuto iniziatico e metodo esoterico.

Per “contenuto iniziatico” deve intendersi che essa intende ottenere la perfetta realizzazione dell’uomo attraverso la “ricerca della verità”, prevalentemente introspettiva, per pervenire alla illuminazione intorno agli enigmi fondamentale dell’umanità:

Chi siamo?

Da dove veniamo?

Dove andiamo?

 


Suggerimenti di links interessanti – Lingua 

Blog: Il Rito Francese Moderno (Muniz) – Portoghese/Br

Blog: Per Rompere la Pietra – Portoghese/Portogale

Blog: 81 NOI – Portoghese/Br

Blog: Casa di Fernando Pessoa – Portoghese – Inglese

Blog: sulla Massoneria della rivista “L’Express” – Francese

Gran Loggia Unita d’Inghilterra – Inglese

Grande Oriente di Francia – Francese

Gran Loggia d’Italia – Pal. Vitelleschi – Italiano

Gran Loggia Regolare d’Italia – Italiano

G. O. I. – Pal. Giustiniani – Italiano

Grand Oriente Lusitano – Portoghese

Grande Oriente de Brasile  – Portoghese/Br

Le Droit Humain – Francese – Inglese – Portoghese 

Massoneria Francese – Francese – Ingl. (USA)

Forum Massonico Aperto Euro-Americano – Inglese/USA

KIVA: la micro finanziaria – Inglese

Progetto 81 NOI – Portoghese/Br

Pietre – Stones (rivista) – italiano

Museo della Massoneria – Francese

Il Redattore


 

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Published in: on aprile 6, 2011 at 7:01 pm  Lascia un commento  
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Nuovo tempio allestito a Cosenza per la Loggia “Sophia Perennis” n. 13

Loja

Loja “Sophia Perennis” no. 13 – Oriente de Cosenza Italia

Nuovo tempio allestito a Cosenza per la Loggia “Sophia Perennis” n. 13 della S.G.L.S.I.D.I. – Serenissima Gran Loggia Scozzese Indipendente d’Italia.

Massoni tra le vittime del massacro al Charlie Hebdo.

9 gennaio del 2015

Traduzione di Diego Sardone


Massoni tra le vittime del massacro al Charlie Hebdo
Il Grande Oriente di Francia (GODF) è in lutto. Esso ha perduto, il giorno 07 di gennaio, due Fratelli nel mostruoso attentato terrorista che ha avuto luogo negli uffici del Charlie Hebdo, uccidendo 12 persone e ferendone molte altre.
Ovviamente, tutti i Fratelli e le Sorelle membri delle obbedienze massoniche francesi si uniscono ai loro Fratelli e Sorelle del GODF per condividere con essi il loro incommensurabile dolore.

Il Fratello Bernard Maris è una di quelle vittime. Noto economista, scrittore e giornalista, egli è divenuto un professore universitario nell’Istituto di Studi Politici di Tolosa. Egli era un professore universitario nell’Istituto di Studi Europei dell’Università di Parigi – VIII.
Bernard Maris scriveva per vari giornali: Marianne , Le Nouvel Observateur , Le Figaro Magazine , Le Monde e Charlie Hebdo , nei quali usava, nella maggior parte delle volte lo pseudonimo ” Zio Bernard “. In quel giornale, egli era fin dal 2008, il redattore-capo aggiunto. Come fondatore, durante la rinascita della testata, nel 1992, egli era un azionista con una partecipazione dell’11% .
Bernard Maris era anche coinvolto in politica dentro il Partito Verde.
Bernard Maris non aveva intenzione di rendere pubblico, in vita, il suo coinvolgimento massonico. Fu iniziato massone nel 2008 nella loggia “Roger Leray” del Grande Oriente di Francia. Loggia molto politicizzara. La loggia “Roger Leray” ha questo nome in omaggio all’uomo che fu Gran Maestro del GODF nel 1981 e fu un attivo sostenitore del candidato socialista. Roger Leray aveva interpretato un ruolo importante negli Accordi di Noumea che misero fine alla guerra nella Nuova Caledonia (Jacques Lafleur e Jean-Marie Djibaou erano massoni). Roger Leray aveva, in particolare, fondato la loggia ” Demain “.


L’altro massone che ha incontrato la morte nel massacro è il Fratello Michel Rebaud .
Michel Rebaud, di 69 anni, era un ex giornalista del Europe 1 e del Figaro .
Egli è anche stato direttore della comunicazione della città di Clermont-Ferrand.
Michel Rebaud è stato iniziato nel 1986, in una loggia della Federazione Francese del Diritto Umano (DH). Più tardi, egli ai trasferì nella loggia ” Lux Perpetua ” del Grande Oriente di Francia in Clermont-Ferrand.
Bernard Ollagnier (Membro della Gran Loggia di Francia e co-fondatore del Think Tank Massoneria e Società ) che aveva impiegato Michel Renaud nella sua agenzia di comunicazione da varî anni, mi ha raccontato la sua grande emozione quando ebbe l’annuncio della sua morte.
Un altro Fratello del GODF in Clermont-Ferrand accompagnava Michel Rebaud durante la conferenza nella redazione del Charlie Hebdo. Egli è scampato miracolosamente alle pallottole degli assassini buttandosi a terra. È gravemente traumatizato per la sua esperienza nell’attentato. A lui inviamo i nostri affettuosi pensieri e gli auguriamo un rapido recupero.
La moglie di uno degli artisti famosi que sono morti il 7 gennaio è uma Sorella della Gran Loggia Feminile di Francia. Ella è la Maestra Venerabille della sua loggia.
Il figlio di un Fratello del Grande Oriente di Francia, all’Oriente di Cholet, è tra i feriti.
Infine, un parente prossimo del disegnatore Tignous è membro di una loggia parigina del Grande Oriente da Francia.
La Loggia “Roger Leray” renderà omaggio a Bernard Maris e alle vittime dell’attentato di Charlie Hebdo nella sua tornata di martedì 13 gennaio 2015 alle ore 12,30 nel tempio 3, nella sede del Grande Oriente di Francia, al n. 16 della Rue Cadet a Parigi.
Si tratta di una tornata massonica, pertanto riservata ai massoni, Fratelli e Sorelle possono partecipare a questo omaggio.
Piangiamo, piangiamo, piangiamo … ma speriamo …
Jean-Laurent Turbet

Published in: on gennaio 9, 2015 at 9:08 pm  Lascia un commento  
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Celebrazione del solstizio d’inverno 2014

 

Gli antichi romani, quei nostri antenati che avevano eletto l’Urbe quale centro della loro vita sociale e politica, ma soprattutto religiosa, ricorrendo il giorno del solstizio d’inverno, usavano celebrare la festività del “Dies Natalis Solis Invicti”, ricorrenza ciclica legata al fenomeno dell’alternanza delle stagioni conseguente alla diminuita od aumentata durata del corso del sole sul nostro orizzonte boreale.
Il sole, divinizzato, veniva supposto in vita calante, dal solstizio d’estate a quello d’inverno, ed in vita risorgente dal solstizio d’inverno a quello d’estate, per cui l’episodio invernale, di minima durata del giorno, segnava il momento di nascita, o di ri-nascita, del Luminare diurno, fonte di calore, di benessere, di vita.
Decaduta la civiltà romana, soppiantato l’impero dell’Urbe dall’era cristiana, alla festività che celebrava la nascita del Sole venne sostituita la festività della nascita di Gesù.
L’inatteso risveglio dell’interesse generale sulla manifestazione umana del Cristo ripropone i soliti interrogativi, vecchi ormai di venti secoli, sul personaggio storico Gesù.
Se, nell’idea dei cristiani, Cristo il puro = il santo = l’unto) è semplicemente un altro nome per Gesù, per la Gnosi, invece, si identifica nella prima emanazione della Divinità invisibile, la quale si manifesta, primordialmente, come puro Spirito.
Lo Spirito Puro, o Logos-Cristo, rivestendosi di materia, diviene l’Uomo Celeste crocifisso nello spazio (le quattro braccia della croce zodiacale, che hanno per riflesso i quattro regni della Natura, che sono poi le quattro grandi espressioni di Vita Divina o le quattro forme del Dio vivente nella materia) e la croce diviene il suo corpo, e l’Universo la sua immagine; le sue braccia sono aperte ad abbracciare tutto, perché egli è l’Anima del mondo sopra il corpo del mondo, ed il suo sacrificio non ha mai fine, perché Egli è la Vita nel suo ritmo Vita-Morte-Resurrezione: è la porta o il passaggio per il ritorno alla casa del Padre.
Il concetto cattolico di un Cristo storico, inchiodato e morto sulla croce, la cui immagine fatta di materia, serve solo a ricordarci la nostra vergogna per quello che abbiamo fatto di Lui, è tutta da rivedere.
Occorre farlo uscire dal buio e dalla polvere delle fumose cattedrali che gli uomini del nostro tempo, fattisi ora adulti, stanno abbandonando e dove è confuso tra gli arnesi del culto esteriore, onde resusciti vivo con noi, tra noi; Egli è ogni uomo che lotta, soffre e trionfa sulla materia!
« Osanna, o cielo, tu che muto stai guardando alla Terra!
Osanna, o stelle, illuminate da cotanto Amore
per insegnare agli uomini la Via dell’ Ascesa!
Osanna all’uomo che sa trovare la Via! »

L’insegnamento basilare di tutta la Gnosi, antica e moderna, è questa Natura Divina nell’uomo: l’uomo spirituale che si è rivestito della carne per innalzarla ed è invece rimasto preda delle sue sensazioni grossolane, ed è, ora, come assopito e dimentico di questa grossa meraviglia in lui, la sua essenza spirituale.
L’antica Gnosi insegnava perciò che l’uomo ha in sé la natura divina (immortale) ma ha anche, in seguito alla sua discesa, il principio del male che è costituito dalla sua natura animale (il corpo fisico considerato come prigione o tomba della natura divina), e a questa prigione egli è legato dal desiderio (considerato come ignoranza o oblio della sua origine), che forma, appunto, la ruota del Fato che lo tiene lontano dalla sua vera patria fra gli Dei celesti.
La Gnosi, o Conoscenza (la manifestazione del Cristo), lo risveglia dal suo oblio ed egli allora rompe il cerchio infernale formato dagli arconti attorno alla sua anima, fuga le forze del Fato, prende coscienza della sua natura e inizia la sua reintegrazione. Questo processo era sintetizzato suggestivamente nel dramma di Sofia che finalmente, unendosi al Christos Sotèr, attua la redenzione del cosmo. È l’essenza di Luce decaduta e imprigionata nel cosmo (Sophia Achamoth) che, tramite quella Unione, si reintegra nei suoi Poteri, cioè la Psiche, ascendendo, si spoglia di ogni sua realtà contingente – con la quale si era prima rivestita nella sua discesa (gli indumenti o corpi astrali).
La Gnosi, nel suo excursus da Adamo a Gesù nelle Sacre scritture, individua così nel serpente (simbolo fallico della caduta o scissione di Adam/Eva) la causa dello invischia-mento dell’uomo nella materia, e, nel bambino Gesù, individua la figura del nuovo-nato (o rinato), l’atteso, Colui che deve venire a liberare, il Salvatore, il nuovo Adamo Celeste.
La Chiesa Cattolica volle limitare a un solo Essere, Gesù, la Natura Divina anziché proporlo come punto d’incontro tra Dio e l’uomo, dimenticando quello che Lui stesso aveva affermato di sé: « Io sono l’Alfa e l’Omega » significando così tutti coloro che avevano già incarnato o incarneranno il Cristo.
In realtà, con l’avvento di Gesù il Cristo, Dio cessa di essere solo l’Assoluto, chiuso in sé ed autonomo nella sua trascendenza, incompren¬sibile ed inafferrabile, e diviene l’Uomo Nuovo, nato appunto in Gesù, che si è finalmente realizzato nella sua pienezza e può perciò iniziare la costruzione del Regno.
Gesù, realizzando in sé la coscienza del Cristo, è il simbolo della nostra futura resurrezione, il Nuovo Adamo vivente oltre la morte, colui nel quale la Divinità si è abbassata per innalzarci e manifestare la Vita vera e, come in Lui, sempre nasce – vive – è crocifissa – risorge da morte ¬- ascende al cielo in ogni figlio dell’uomo che, prendendone coscienza, lotta e trionfa trasmutandosi alla fine in “figli di Dio”.
Il Cristo-Gesù, così considerato, si amplia in una visione cosmica, quasi super-religiosa perché punto di convergenza e suprema divina meta della evoluzione della vita.
Non persona, ma principio unico ed eterno, senza inizio e senza fine, il Cristo è cosi anteriore ad Abramo e allo stesso Adamo, perché è il Verbo/Vita o Sole Universale che, nella sua natura esteriore, si manifesta nei Soli/Astri illuminando e presiedendo, loro tramite, a tutto il Regno della vita materiale, e, nella natura interiore, è il Sole Mistico, illuminatore e Signore di tutto il Regno dello Spirito. E come il Sole/Astro si crocifigge nella Grande Croce Astronomica per dare vita alla Natura e illuminarla, cosi il Sole Mistico (Cristo) si crocifigge nella Materia per illuminare lo Spirito dell’Uomo e guidarlo sul sentiero verso la Dimora di Luce, cosicché Cristo non è solo la Vita ma anche la Luce degli uomini. E ogni uomo è una croce vivente in cui un raggio vivo di luce eterna si è crocifisso, raggio che Egli porta in sé come un germe, o scintilla divina: è una luce segreta che brilla nelle tenebre, ma la nostra cecità spirituale ci impedisce di scorgerla.
Questo Verbo si è fatto carne ed abita in mezzo a noi: è tutti noi e ci parla con la voce della coscienza, del Precursore (vox clamans in deserto); ma la sua voce ci trova spesso sordi, sperduti come siamo nei sentieri dell’illusione e dell’errore. Ma allorché la nostra anima riesce, con la mortificazione, a rifarci vergini (rigetta cioè l’orgoglio – la passione – l’odio – la cattiveria sotto tutti i suoi sordidi aspetti), lo Spirito di Verità feconda il divino germe latente che si trasforma in virgulto, diventa Luce: è allora il Sole dell’Anima o il Cristo in noi, il Salvatore nato nella grotta del cuore nel culmine del gelido inverno e della notte buia dello spirito, ed Egli nasce Re in una stalla, che è poi il nostro sarcoma miserabile; nasce fra l’asino e il bue, simboli delle nostre facoltà sensoriali; è vegliato dalla Madre, che è la nostra anima rifatta vergine, e dal suo Padre adottivo, che è la nostra individualità. E davanti a questo fanciullo divino, nato in noi ad opera del nostro sforzo operativo e trasmutante, si inginocchiano adorando i Pastori, cioè i nostri sentimenti più semplici e buoni, ed a Lui i Re Magi – le facoltà superiori della nostra mente, che sono guidati dalla Stella Luminosa della nostra intuizione mentale – portano in dono oro, incenso e mirra, che simboleggiano appunto le tre tappe evolutive della reintegrazione umana.
Il succedersi degli avvenimenti descritti nelle Sacre Scritture dunque, da Adamo a Gesù, stanno di fatto ad indicare gli sforzi della psiche umana per superare il suo stato di crisalide in cui rischia sovente di cristallizzarsi, sicché essi sono molto di più di fatti pseudo-storici.
La vita, la morte e la resurrezione di Gesù sotto Ponzio Pilato adombra in realtà un processo evolutivo e formativo (la fecondazione di un uovo psichico), per una effettiva trasformazione qualitativa, affinché dal pulcino-uomo si sviluppi l’uomo più grande, il secondo Adamo o Uomo Celeste.
Che poi, nella realtà storica, sia più o meno avvenuto come narrano i vangeli, poco importa. L’importante, per noi, è captare il messaggio che Gesù il Cristo, con la sua vita, morte e resurrezione, vuole trasmetterci, per aiutarci a superare il nostro stato di crisalide dove ci siamo immobilizzati nel timore di affrontare le incertezze della Realtà ancora celata, e dove ci anestetizziamo con dei miti che abbiamo trasformato in realtà storiche.
È, del resto, un rendere giustizia a Gesù, se eliminiamo dalla sua storia tutte le sovrastrutture che non hanno niente a che fare con le profonde verità che Egli vuole rivelare con il suo esempio. E il Cristo cosmico è, con Gesù, il Cristo esterno da imitare, ma, in essenza, è il principio immanente della santificazione nell’uomo e, pur essendo stato, in verità, incarnato sia prima che dopo il Gesù dei Vangeli, rimane pur sempre – al di là delle diverse opinioni o teorie – la Via, la Verità e la Vita.
In Lui è la sintesi vivente e individuale di tutte le verità religiose rivelate nel tempo; ma le nostre indagini, speculazioni e contestazioni sul Gesù storico ci hanno fatto perdere di vista il Suo Messaggio d’Amore universale, ed ora la nostra presentazione gnostica del Cristo vuole ricordare appunto la verità sulla origine, la storia e la missione dell’uomo. In verità l’uomo e l’universo, nelle loro profondità, sono il corpo fisico del Cristo; dovranno però divenire anche il suo corpo mistico nell’arco del tempo e dello spazio.
Questa è la vocazione dell’uomo!

« Il mistero che è stato celato nei secoli e alle generazioni, ma che ora è stato manifestato ai Santi, è Cristo in voi: la speranza della gloria che noi proclamiamo, ammonendo ogni uomo e ammaestrando ogni uomo nella completa sapienza, cosicché ci sia dato presentare ogni uomo perfetto in Cristo ».
Dice PAOLO in una sua lettera ai Corinti. (Cor. 11/3)

Gesù, il Cristo, si può dire che è pressoché sconosciuto come personaggio storico, ed i testi evangelici non possono certo essere citati come documenti storici; ciononostante Egli è il più vivo di qualsiasi altro personaggio che si ricordi, ed è proprio da Lui che inizia una nuova Era.
Tutta la storia dei duemila anni dalla Sua nascita, si è addirittura ordinata attorno alla Sua Persona cosicché non è un paradosso affermare che Egli è succeduto a Cesare nell’imperio del mondo: in suo nome gli imperatori d’Occidente si trasmisero i Poteri, in Bisanzio la sua immagine soppiantò sulle monete d’oro quella dell’imperatore, Carlo Magno impugnò il globo sormontato dalla croce per affermare la sua regalità, le armate di Costantino innalzarono, a fronte del nemico, i loro vessilli con la croce sopra la scritta « In hoc signo vinces », e gli eserciti crociati ed i Templari offrirono la loro vita per difendere i luoghi consacrati al suo ricordo.
Quanto, nel decorso dei secoli, da allora è stato fatto di bene e anche di male, lo si è fatto – in buona o cattiva fede – in suo nome; in suo nome gli uomini si sono amati e si sono odiati, e sulla Sua etica si sono impostati i rapporti umani; a Lui si è ispirata sia l’arte che la letteratura; e le maestose cattedrali, le cui guglie e campanili s’innalzano alte nel cielo quasi a congiungere il basso con l’alto, parlano sempre di Lui.
Miliardi di uomini, per Lui, hanno accettato di portare la Sua croce e così consacrare ogni tappa del loro pellegrinaggio terreno: ogni neonato è, col battesimo, a Lui consacrato e, crescendo, col segno della sua croce dà inizio al suo lavoro e al suo riposo finché da morto, sulla sua tomba, il Suo simbolo testimonierà della speranza di immortalità in Lui.
Nessuna rivoluzione fu più vasta di quella da Lui provocata e tuttavia neanche la più accurata ricerca storica può darci il suo volto, sicché vano sarebbe cercare le sue orme per le contrade della Palestina e tanto¬meno nelle chiese, per il semplice fatto che Gesù il Cristo (Gesù = Sé inferiore, Cristo = Sé superiore) non è solo l’ebreo di Nazareth, il dio/uomo che si è inserito in una tradizione per portarla a compimento, ma è il modello della vita autentica e piena, l’incarnazione della Verità di Dio nella verità dell’uomo. E chiunque fa risorgere lo Spirito in lui, crocifisso dalle passioni terrene e profondamente celato nel sepolcro della propria natura animale, chi ribalta la pietra della materia che chiude e serra il proprio Santuario interiore, fa nascere il Cristo, il suo Salvatore.
E, presto o tardi, ognuno di noi, per quanto lontano sulle vie dei desideri e delle passioni possano portarci i nostri passi, troverà in sé il proprio Salvatore, il suo Sé Superiore. Ma, se in verità ognuno porta in sé il Cristo latente e può solo da Lui essere salvato, in pratica lo può essere soltanto colui che decide di salvarsi. E Gesù, con l’esempio della Sua vita e con tutto il suo insegnamento, esorta ognuno di noi a non cercare la salvezza se non da se stesso, con l’imitarlo, onde divenire lui pure la manifestazione vivente del Cristo ed essere così il proprio Salvatore.
Sta dunque solo in noi fare uso della nostra libera volontà e scegliere; ossia ignorare il suo messaggio e perseguire ciascuno i propri fini egoistici e i richiami della parte più bassa di noi, che assume le forme più seducenti per tenerci a sé legati, e contribuire così a rendere il mondo ancora peggiore di quanto già non lo sia; oppure decidere, accettando il suo invito, di santificare la nostra vita incarnando la verità di Dio nel nostro ambiente, col partecipare alla vita degli altri, cercando con coloro che cercano, soffrendo con coloro che soffrono per costruire insieme un mondo migliore (la realizzazione del Regno di Dio in terra). E, allorché l’individuo ha espanso il proprio cerchio di affinità sino ad abbracciare il mondo intero, è il Cristo incarnato che cammina sulla terra! Il Cristo è perciò l’uomo ideale o pienezza dell’individualità in attesa di manifestarsi in ogni uomo per la nuova creazione dei figli di Dio opposta a quella del Demiurgo; ed è anteriore a Gesù e anche ad Adamo perché è stato da sempre il fine di tutte le Religioni e il culmine di ogni vera Iniziazione.
Chi vorrà cercare nelle Scritture Sacre di tutte le Religioni, scoprirà sempre al fondo di ognuna lo stesso Principio: « Cristo »; e tutti i Grandi Avatara incarnarono quel Principio. Eoni di esperienze si trovano dietro la manifestazione di Gesù il Cristo: via via che il tempo è trascorso, Dio si è espresso tramite processi umani, tramite l’umanità intera e tramite alcuni individui.
L’autentico Cristianesimo Gnostico Primitivo, proveniente dal Paganesimo, ci dice appunto che Kristos o Cristo deriva dagli arcaici culti al Dio Fuoco, ed è il suo simbolo, che fu adorato nei Misteri di Mithra, di Apollo, di Afrodite, di Giove, di Giano, di Vesta ecc… ed è sempre questo simbolo che fu nell’antichità alla base di tutti i culti.
In Egitto Cristo era Osiris e chi lo incarnava era un « osirificato »; in Persia era conosciuto come Osmud; in Cina come Fo-hi, il mago imperatore; in Messico fu Quetzalcoatl; nell’India sacra fu Krjshna, il cui Vangelo è somigliantissimo a quello su Gesù; in Grecia fu Zeus, a Roma Juppiter, il Padre degli Dei, e potremmo continuare a non finire.
Duemila anni fa questo Principio si espresse in Gesù, il Gran Maestro di Perfezione, come compimento di quanto era preceduto; ma, sempre, cerca di esprimersi in ogni uomo, e noi riconosciamo in Gesù il Cristo, il Super-Uomo o uomo completo in cui dovremmo, tutti noi, chi prima chi più tardi, trasmutarci seguendo la Via da Lui indicataci.
Se poi la leggenda, nel corso dei secoli, ha quasi sommerso il Gesù storico, è forse proprio per ciò che Egli si erge nella storia dell’umanità, più vero e reale nello splendore della sua leggenda che non nell’aridità di tratti storici, perché così riflette, del personaggio, la parte ideale, essenziale e perfetta: il modello da imitare.
In ogni caso, chiunque sia stato colui che fu conosciuto come Gesù e nel quale e sul quale s’intesserono le narrazioni evangeliche, Egli fu e rimane pur sempre il puro veicolo ebreo in cui dimorò e si compì il Mistero del Cristo: questo Gesù fu poi assorbito nella Pienezza col suo espandersi in Cristo, che fin dall’eternità era stato il suo vero ed altissimo Sé, come lo è di ogni essere vivente nel mondo. E questo è, di fatto, il significato della sua finale Ascensione Gloriosa: lo stato della natura umana che è assorbita in Dio, esperienza ora per noi solamente ideale e trascendente, ma che sarà tuttavia un giorno, attraverso la nostra graduale maturazione e crescita, attuale.
I quattromila anni di storia anteriori a Mosè e i millecinquecento da Mosè a Gesù, culminarono duemila anni or sono nella necessità della specie di incarnare quella che era stata l’attesa e la speranza dell’anima, e così coronare, in maniera sublime, gli sforzi religiosi dell’umanità.
Sono note le caratteristiche dell’ambiente di quel tempo: la vita antica era ormai già nello stato di disfacimento in cui si trova ogni società quando una nuova Era sta per sorgere, ed un ignoto universalismo si stava facendo allora strada nell’impero romano: gli involucri nazionali erano ormai logori e l’umanesimo incalzante li andava dissolvendo.
L’antico paganesimo era andato sempre più scadendo nella considerazione delle classi colte, mentre l’oriente e l’occidente già davano ed assorbivano le rispettive culture (indo-greca-romana) favorendo la fusione di costumi, idee e aspirazioni, segni premonitori di una Nuova Era. Una nuova coscienza si stava ormai diffondendo e i tempi sembrarono maturi per far uscire le Iniziazioni dal chiuso dei santuari, ma conseguentemente si rese indispensabile, onde non permetterne la profanazione, mostrarle per simboli ed immagini.
I dottori della Gnosi fecero allora un ardito sforzo formulando il Cristianesimo come filosofia universale e sintesi delle varie espressioni della Tradizione Perenne, in cui la vita di Gesù si inseriva come possibilità, per l’uomo, di realizzare l’Unità della Vita, facendogli rivivere intuitivamente il suo cosmico inabissarsi nella materia, il suo frazionarsi in miriadi di forme, il suo manifestarsi quale energia e istinto nei Regni inferiori della Natura, il suo realizzarsi quale coscienza nel regno umano e, finalmente, in Gesù il Cristo, la possibilità del ritorno alle origini, dopo l’ardua impresa di riunire la propria persona umana con l’individualità indistruttibile, cioè trasformarsi così nel Sé immortale.
Gesù segue quindi per noi, tappa dopo tappa, questo sentiero prima come Krèstos (l’uomo del dolore) poi come Kristòs (il purificatore) e diviene infine il Cristo (l’uomo glorioso) in cui il dissolversi dell’elemento personale nell’elemento divino realizza in sé la Coscienza Cristica.
Gesù è l’esteriorizzazione del Mistero del Cristo allorché l’umanità (ormai pronta per un salto di qualità) ebbe la necessità di essere colpita nelle coscienze e nella immaginazione, sicché Egli rappresentò il Dramma dell’Iniziazione, per indurre i maturi ad imboccare il Sentiero della Salvezza. E, con la Sua vita, Gesù ci dà la dimostrazione della perfezione che ogni uomo può raggiungere; ci rivela il mondo delle significazioni e ci mostra come incarnare il Cristo, latente in ogni uomo, onde trasmutarsi da figlio dell’uomo in Figlio di Dio e così entrare a far parte del Nuovo Regno.
I fatti concernenti Gesù appartengono in realtà alla storia delle idee e non ad eventi storici, e tutta la storia della sua vita è una rappresentazione di natura sacra per cui possiamo affermare che, alle origini del Cristianesimo, si trova non una biografia individuale, bensì un’esperienza mistica collettiva, in cui il Cristo sta ad indicare l’anima plastica universale con¬tenente i principi mentali occulti, e quindi suscettibili di assumere tutte le forme, sicché Gesù Cristo non è un uomo singolo vissuto tanto tempo fa, ma la forza della vita allorché si sveglia in ciascuno di noi.
È anche l’eterna storia del mito solare che si ripete perennemente nei ritmi della Natura (la discesa del Logos solare nella materia vergine): nasce nel giorno in cui la durata della luce è più breve, quando la costellazione della Vergine sorge all’orizzonte, e riprende il cammino verso il nord irradiando luce sempre più, di giorno in giorno, fino a raggiungere in estate lo Zenith onde promuovere il rinnovamento della vita.
È un processo cosmico che si ripete senza interruzioni da sempre: è una nascita continua nell’universo, come in ogni anima in ascensione spirituale, della vita perfetta che vuol attuare ed esprimere il carattere integrale di Dio, di cui la sola ed unica incarnazione storica ha tradotto, in forma di dramma vissuto, le costituenti essenziali; è il fluire dalla fonte perpetua dello Spirito della Vita Divina che si riversa incessantemente nell’Alveo dell’Universo Manifestato.
La nascita del Gesù, figlio della vergine Maria, non è perciò che la rappresentazione drammatica, ma reale, della nascita del Verbo in tutti i mondi ed in ogni epoca; nascita che è comune a tutte quelle anime che si risvegliano alla loro realtà essenziale, ragione per cui il Cristo è una Presenza Reale per quanti nascono in Lui.
Paolo di Tarso, lo gnostico, svelò, anteriormente ai Vangeli, il Mistero del Cristo in Gesù: è Spirito (IIª Corinti 3/47) e fu lo Spirito che sulla Assemblea dei Santi calò in lingue di fuoco e nell’Agape sacra dell’Eklesia assemblea o riunione) le bocche si riunirono in comunione a formare un corpo solo nella carne e nel sangue di Gesù. E Paolo si riferisce sempre al Salvatore non come al Cristo esterno fuori di noi, ma al Cristo che è in ogni singolo uomo.
In Paolo, difatti, il Gesù sfuma continuamente per lasciare il posto ad un’immagine superstorica di un Cristo cosmico che tutta l’antichità attendeva; ed anche nel Vangelo di Giovanni il Gesù storico è superato e quasi celato dalla cosmica realtà del Verbo che “in principio era presso Dio ed era Dio”, essendo anche questo Vangelo di chiara ispirazione gnostica, in cui il protagonista che ci si mostra è del tutto differente da quello mostrato dagli altri Vangeli accolti tra i Canoni; non è qui il Rabbi ebreo con dati anagrafici precisi che ci appare, ma l’Iniziato Gnostico della Religione dei Misteri, della quale il cristianesimo posteriore delle masse diverrà poi l’espressione essoterica ed esteriore.
È evidente che le esperienze del Maestro furono divulgate al fine di indicare le varie fasi o tappe del cammino spirituale che l’Iniziato deve percorrere per giungere alla liberazione, e in questo cammino Gesù assu¬meva il ruolo dell’Iniziato che, nella piena maturità, dopo aver ricevuto le iniziazioni minori, che sulla terra danno le scuole esoteriche di formazione spirituale, affrontava e superava le grandi iniziazioni superiori che possono essere conferite solo sui piani superiori e da Entità Spirituali e cioè: la nascita verginale, il battesimo, la trasfigurazione, la crocifissione-resurrezione e l’ascensione-rinascita col Padre.
E se noi, al di là della lettera morta, cercheremo nei Vangeli lo spi¬rito che li informa, le contraddizioni e le incongruenze svaniranno come per incanto, e la luce della rivelazione illuminerà il nostro mentale, consoliderà i nostri cuori e ci porterà al superamento della nostra condizione umana e ciò, anziché distruggere la nostra fede, la giustificherà e le darà una base razionale. L’uomo, così com’è, è incompleto, e l’unica proiezione completa è il Cristo che, come figlio di Dio e dell’uomo, realizza l’uomo-Dio (incarnazione del Logos – Pensiero – Volontà – Verbo di Dio) sicché tutte queste immagini mitiche rappresentano il dramma iniziatico dell’anima umana, al di là della nostra coscienza: l’uomo è tanto colui che deve venire liberato quanto il liberatore di se stesso.
Cristo è l’uomo interiore da rendere esteriore e Adamo l’uomo esteriore da interiorizzare: come da Adamo ci è venuto il male, le limitazioni, la morte, da Cristo viene la resurrezione dal male, l’immortalità, la liberazione. La narrazione evangelica descrive dunque, sotto il velo di ricerca biografica, il viaggio spirituale così come lo percorre l’Iniziato essenico Gesù: vi è il tracciato intero del cammino che egli ha percorso e del successo glorioso riportato.
Queste tappe indicano la vita interiore, il dramma dell’anima, ove ognuno di noi presto o tardi dovrà giocare il suo ruolo, cioè il ruolo principale per cui è essenziale, per tutti noi, afferrarne lo spirito: è l’esperienza spirituale di ogni anima allorché sa cogliere l’opportunità di passare dallo stadio del semplice risveglio (la seconda nascita, quella vera) a quello della finale gloriosa Resurrezione, percorrendo il rapido sentiero del monte Golgota. Ed è appunto l’anima che si manifesta sulla terra come « Cristo bambino » il germe del Cristo sempre presente; ma occorre che si sviluppi e cresca fino alla sua pienezza: nascere spiritualmente (risveglio) – crescere ampliandosi – essere crocifissi e con Lui risorgere nella gloria dei Figli di Dio.
Sette sono le tappe successive e progressive di evoluzione sul sentiero della realizzazione di Dio o autorealizzazione, che sono velate nei Vangeli sotto i principali episodi della vita di Gesù (scene cruciali di questo dramma) :
1) La nascita virginale mistica o rigenerazione spirituale nel regno del Sé superiore e, di là, allo stato di « Gesù-ità »;
2) Il battesimo o la liberazione in sé dello spirituale con l’arrivo susseguente della «Cristicità »;
3) La tentazione nel deserto, come prova finale onde raggiungere la padronanza della personalità egocentrica;
4) La trasfigurazione sulla montagna o visione rivelatrice della natura immortale dell’anima e il suo ingresso nel « Regno dei Cieli »;
5) La stretta del Gethsemani frantoio), cioè la liberazione dai legami dell’Ego onde, « Se possibile, sia allontanato da me questo calice, ma non la mia, ma la tua volontà sia fatta »;
6) La crocifissione sul Golgota o la « trasfigurazione » e l’assorbi¬mento finale dell’anima individuale limitata, nell’Essere Universale;
7) La resurrezione o realizzazione dello spirito umano e l’Ascensione o Re-UNI-ONE che è la fusione dell’ominità nella divinità.

È il processo dell’Iniziazione che Gesù – individuazione del Cristo – ci indica attraverso i personaggi ed eventi della sua vita onde rivelare, alla visione interiore dell’aspirante, il sentiero del Ritorno al Padre, ovverosia la via che porta alla Vita Vera. Esaminiamone qui ora insieme le principali tappe o fasi.
Gesù è il mistero del Cristo (il Logos) il quale esisteva già nell’Inef¬fabile e, allorché il « Verbo » fu pronunciato, si fece carne e iniziò il Mistero: la sua luce penetrò tutti gli spazi del Pleroma esterno e la sua parola lo riempì.
Maria è la figura dell’anima purificata e operante, qualificatasi perciò a ricevere il germe divino che – tramite la rinascita spirituale – si innalza al di sopra della sfera umana; ed è pure l’immagine della Madre Celeste (cosmica) che segna l’uomo con il suo marchio indistruttibile. Non essendo contaminata essa è dunque la porzione immacolata e benedetta della carne e del sangue dell’umanità che col fuoco genera l’Oro purissimo. Essendosi compiuta in Lei la « Grande Opera », Maria è ancora la Nuova Eva: mentre la prima Eva era stata la progenitrice dell’umano genere decaduto, Maria è la madre di vita dell’Umanità redenta. In Maria si può inoltre scorgere il Supremo Principio Femminino nella « creazione », l’Inconoscibile Madre che genera l’Uno manifesto; ovviamente anche qui Maria è vergine in quanto precede nell’eternità l’apparire del potere generatore maschile: è lo zero da cui emana l’unità, Prakriti – la Vergine fredda che, svegliandosi alla vita, diventa madre – il caos e l’abisso pri¬mordiale, matrice di tutte le cose manifeste o, ancora, la matrice immacolata a cui si riferisce la nascita mistica durante i misteri dell’Iniziazione (la nascita dell’Iniziato ad opera dello Spirito Santo).
Giuseppe è la personificazione della silenziosa e invisibile azione divina (la sephira Shechinah = presenza) operante attraverso tutti i giusti misconosciuti della terra. Egli è il benedetto, il puro, il nazzireo (consacrato al servizio di Dio e del prossimo) destinato ad essere il custode della Vergine, il quale, silenziosamente e fedelmente, adempie intiera la sua missione.
Ed in India il padre del fuoco sacro era Evvashiri, il divino falegname che fece la Swastika e il Pramantha, la cui confricazione produsse il divino figlio Agni Ignis = Fuoco); sua madre era Maja e lui era chiamato Akta unto = Kristos) dopo che i sacerdoti avevano su di lui versato lo spirituale Soma od il burro purificato del sacrificio.
Il matrimonio tra Giuseppe e Maria è il simbolo del vero e proprio sacramento in quanto unione sacralizzata da una integrazione reciproca per un fine superiore; sono entrambi vergini, sia prima che dopo il matrimonio cosicché la loro complementarietà si attua su di un piano spirituale, superiore.
La Stella Fiammeggiante che videro i Re-Magi, la scorge similmente ogni neofita quando, finalmente nel secondo grado iniziatico, pone piede sul « Sentiero », ed è appunto essa che lo guida alla « grotta » ove avverrà la sua (ri-)nascita.
La nascita del « Bambino Divino » è l’accendersi, nell’anima, della Luce della Gesuità che rischiara le tenebre della nostra ignoranza, ovverosia il prendere finalmente coscienza di questo tesoro in noi nascosto: « Il Cristo in me »; e le tenebre dell’animale umano non se ne erano ancora rese conto! Si alza allora, dall’intimo, l’Alleluja gioioso: è nato il Divin Bambino, un nuovo figlio di Dio. Il mondo e la sua ronda psichica sono vinti e si esce fuori dalla catena karmica: è la fine del cerchio infernale delle vite successive (morte e rinascita) perché ora finalmente ci siamo inseriti nella spirale di ritorno al Padre.
Evidente la simbologia dei Magi: sono tre e tre è il numero sostanziale – radice – triangolare che sta in alto come in basso, quest’ultimo rivoltato a formare la stella sacra o Esagramma; ed essi offrono tre doni i tre movimenti evolutivi dell’umanità), cioè l’oro che è la corruzione del mondo, la mirra che è l’elevazione e l’incenso che è la potenzialità graduale di pensiero che s’innalza al di sopra del contingente.
Giovanni Battista rappresenta l’intelletto rischiarato e la sua percezione logica della verità, ma non è ancora svegliato o stimolato dal suo Sé superiore lo Spirito Divino). Tuttavia, in quanto Araldo, poteva dare l’insegnamento preliminare che purga il cuore dall’ipocrisia e pulisce il mentale dalle false ipotesi e dall’egoismo che sono gli ostacoli principali al progresso spirituale dell’uomo.
Le forze mistiche superiori del battesimo conferito a Gesù sono l’illuminazione interiore che in seguito si rifletterà come Amore-Saggezza e Potere della Cristicità. Inoltre, dire che colui che diverrà un Cristo deve essere battezzato da Giovanni, significa che il passo essenziale ed iniziale dell’uomo, verso la realizzazione della divinità, è la purificazione del corpo e dello spirito: solo colui che è così purificato può vedere, cioè comprendere, le verità spirituali, e soltanto dopo che le acque purificatrici sono passate sul suo capo, egli ha la rivelazione del seguito della sua vita; egli è l’eletto autoelettosi) che Dio ha destinato a essere il « Messia », il « Salvatore ».
L’unzione interiore, o la cristicità di Gesù, in quanto anima piena¬mente illuminata, chiede apparentemente 30 anni per svilupparsi total¬mente ed essa si manifesta solo al momento del suo battesimo nel Giordano. Il Battista è la personificazione della prima parte della missione di Gesù e, appunto, il processo di formazione di Gesù è compiuto da Giovanni.
L’Iniziazione ha come avvio le nozze di Canaan (matrimonio del neofita con Sophia): la trasmutazione dell’acqua di vita nel vino di Luce degli Alchimisti sta ad indicare la fase in cui il discepolo si unisce al suo Sé superiore e le sei pile (o giare) non sono altro che i sei principi fisici dell’uomo. E il Gesù che tramuta l’acqua in vino, come ugualmente moltiplica i pani e i pesci, che rende la vista ai ciechi e l’udito ai sordi, che raddrizza gli storpi e monda i lebbrosi, è l’immagine dell’Adepto che, avendo sposato in sé le « acque del basso » con « le acque dell’alto » diviene, per ciò appunto, Alchimista-Mago-Taumaturgo nel senso più vero e completo.
Davanti a lui le leggi del Pianeta sembrano sospese: cammina sull’acqua, comanda alle tempeste, richiama Lazzaro dalla tomba perché, essendosi ampliato nella Divina Pienezza e con la volontà sciolta da tutti i vincoli causanti, è divenuto il respiro stesso dell’Anima Unica, per cui tutte le forze sono in lui vive e vibranti, come lui vive e vibra in esse, e per esse può dunque comandare agli Dei del fuoco, dell’aria, dell’acqua e della terra.
La ricerca dove celebrare la Pasqua, vuole indicare che solo sul piano più elevato della coscienza, nell’anima, può avvenire la « nostra pasqua » così come « mangiare l’agnello pasquale » significa che la totalità del neofita deve essere purificata e trasformata e rappresenta il prologo alle scene più tragiche che seguiranno. Il giardino del Getsemani, la corte del giudizio, il Golgota, rappresentano poi tutti degli aspetti sublimi della natura interiore di colui che si prepara alla iniziazione finale; in senso mistico la fase in cui un iniziato passa attraverso la grande rinuncia finale in cui non solo il suo corpo è crocifisso, ma anche la natura emozionale e il mentale inferiore (perché queste due facoltà hanno sempre privato l’anima del suo diritto di nascita, vita e luce spirituale).
Il corpo fisico costituisce la vera crocifissione per l’anima, donde l’ideale spirituale è di liberare la prigioniera; e la croce è stata sempre considerata nel suo senso mistico, perché rappresenta due correnti di forza divergenti: la verticale che mostra la discesa della Vita Divina nella forma corporizzata, dello Spirito nella materia, mentre la linea trasversale indica le ostruzioni create dalle limitazioni umane e dalla volontà personale che separano l’uomo da Dio.
Giuda, il cui nome è appesantito da odi millenari ed è sinonimo di tradimento, rappresenta al contrario la cooperazione con i disegni dell’Assoluto (sia fatta la tua volontà, costi quel che costi!). Si noti che Gesù, preso un pezzo di pane intinto nel vino, lo dà a Giuda come un segnale (« Fa quel che hai da fare perché si compiano le scritture »), e, si badi, malgrado i 2000 anni di successione apostolica, il solo Apostolo col quale Gesù si comunica è Giuda, e se a lui non lava i piedi non è, come si è fatto credere, perché quei piedi erano impuri, ma perché – mentre con i discepoli egli fa atto di umiliazione mettendosi a livello dei servi – tra Giuda e Gesù v’è stato ormai pieno riconoscimento e accettazione dei rispettivi ruoli, e quindi identità, cosicché il dramma può avviarsi alla conclusione onde spingere le coscienze ad uscire dalle proprie ignoranze e dalle proprie contraddizioni.
Le parole dette da Gesù a forte voce dalla croce: «Elì, Elì, lamà sabachhtani» su cui tanto si è discusso e si è scritto, non sono un appello all’Assoluto, ma al Cristo Celeste o Principio Cristico che era stato la sua sorgente d’ispirazione e di potere durante i tre anni della sua missione. Egli è l’umano che ha innalzato e ampliato la portata della sua coscienza in modo da essere capace di salire fino a quello e a dimorare ove risiede il Cristo e così può ricevere e trasmettere la dottrina cristica speciale per il mondo materiale; ma essi sono ora, ancora per poco, separati e distinti, benché operanti in stretta collaborazione.
Ciò che era sceso in lui, quando compì trent’anni, era il supplemento di cristicità che lo dotò delle facoltà della coscienza universale e ciò ebbe per conseguenza che l’Angelo della sua visione (l’Anima) segnò lo stato in cui si conserva ancora la coscienza distinta di essere umano prima di immergersi nella Deità: è così che nei Vangeli è detto « e rese lo spirito » cioè morì al mondo, operò la transizione dall’interno all’esterno.
Il termine Golgota indica il cranio umano ove appunto avviene la trasmutazione dopo il sacrificio della rinuncia alle proprie esigenze, per una vita di servizio. (Non la mia, ma la tua volontà sia fatta!).
Il velo del tempio si divide in due (Marco 15/38), e il vero tempio di Dio è l’essere umano, e finché questo è sul sentiero e sviluppa le sue facoltà di probazione, si sente come separato dal Padre, e solo dopo che saprà rinunciare alla propria personalità per incarnare l’Amore imperso¬nale, l’ultimo ostacolo sarà superato, l’ultimo velo si aprirà per rivelare il Santo dei Santi; e apparirà allora la Luce vivente dello Spirito umano/divino.
Rinunciando a tutto Egli è ora tutto: ha il potere infinito dell’Assoluto. La resurrezione è la manifestazione esteriore dell’essenza spirituale celata in ogni uomo e, allorché lo spirito, crocifisso dalla passione, riesce a rimuovere la pesante pietra sepolcrale elevata dalla sua personalità, la sua coscienza risorge, la luce dello spirito brilla e Cristo appare nella sua veste di gloria.
È il trionfo pasquale: la Grande Opera è compiuta!

Cosenza, 15° giorno del 10° mese dell’A.’. V.’.L.’. 6014

Diego Sardone 3.’. – R.’. L.’. “Sophia Perennis” n. 13 all’Or.’. di Cosenza

Published in: on dicembre 28, 2014 at 1:03 pm  Lascia un commento  

Sicilia, i massoni in festa per il solstizio d’inverno

Fratelli muratori siciliani in festa a Palermo, 19 dicembre, per celebrare il solstizio d’inverno. Si riuniranno, infatti, in un noto albergo della città, a partire dal primo pomeriggio, i circa 700 massoni dell’Isola iscritti alla Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori, Obbedienza di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi, l’unica che accoglie uomini e donne e che in Sicilia conta ben settanta logge, mentre in tutto il Paese è forte di circa 10mila iscritti divisi in 500 logge.

“Il solstizio d’inverno – spiega l’avvocato palermitano Salvo Salemi, delegato magistrale per la Sicilia, ovvero la massima autorità nell’Isola – è una festa molto importante per tutta la Massoneria. Possiamo considerarlo come l’inizio del momento di preparazione. Così come la terra, infatti, accoglie il seme nel suo grembo e lo prepara alla nascita della spiga, che nel solstizio d’estate vedrà la sua maturazione e verrà raccolta, così i Liberi Muratori nel grembo della Massoneria, come semi, si preparano a germogliare e raccogliere i frutti della loro maturazione spirituale”.

“Una maturazione – aggiunge – che non è disgiunta dall’impegno concreto dei fratelli e delle sorelle nella società, soprattutto in un tempo come il nostro di grande crisi e di smarrimento e non solo materiale. Un buon lavoro che in Sicilia sta dando i suoi frutti, come ci confermano anche i numeri in forte crescita negli ultimi anni”.

“Quest’anno, infine – conclude Salemi -, avremo il privilegio e l’onore di avere come presidente della cerimonia Antonio Binni, Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori di Palazzo Vitelleschi. Un segno importante e lusinghiero dell’attenzione della Gran Maestranza nei confronti della nostra regione”.

Nota – Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

http://www.palermotoday.it/cronaca/sicilia-i-massoni-in-festa-per-il-solstizio-d-inverno.html

Published in: on dicembre 20, 2014 at 12:43 pm  Lascia un commento